1) Nelle tue foto mostri spesso il corpo ferito, costretto, abbandonato, tanto che viene spontaneo provare curiosità per il processo che ha portato a quel risultato finale fissato nel tempo, all'azione.  Vuoi parlarci di come nascono, crescono e muoiono le tue immagini?  Il corpo, l'anima, necessitano di ferite per comunicare con l'esterno?

 

Non c'è mai una chiave di lettura in quello che faccio. Le mie immagini nascondono o rivelano me stessa in quel preciso istante. Niente illusioni, niente artifici. Nella mia foto io sono l'archetipo di me stessa.

Non c'è una suono, un verbo , un colore; niente può rappresentare il dolore se non l'abbandonarsi al nulla. Questo nulla per me è l'obiettivo, vuoto e privo di pregiudizi. E' l'attimo !

La sofferenza fa fare cose di cui non ci si può rendere conto. E' come bruciare fogli di carta, lasciare ceneri di qualcosa che si vuole dimenticare o cancellare . E' la testimonianza sorda di un NON ESSERE O VOLER  essere mai stata.

La fotografia è un documento privato, una prova che ho voluto dare a me stessa. Lo scatto è muto, i colori soffocati. C'è la paura , tanta paura .

Rendere pubbliche le mie foto mi ha trasformato in una prostituta. Sono stata violentata tante volte quante ogni occhio che si è posato (anche discretamente) su di me.  

 

2) Le tue immagini sembrano uscire dal buio, modellarsi nell'ombra. Si afferma che la scultura non sia altro che togliere dal materiale grezzo tutto il superfluo...Che cosa resta di te nella stampa finale?  

 

Di me non resta niente .

Nelle mie foto IO non esisto. Ci sono pezzi di una figura. Frammenti di una persona. La fotografia mi permette di offrirmi senza un’identificazione.

Ci sono certi momenti che vedo il mio corpo mutilato e sono solo io che uccido la carne. Il killer di me stessa, un omicidio in una stanza cieca. Divorata dal nero che tutto confonde e cancella ed in quel buio rimangono solo tracce di un’esistenza negata.  

 

3) Che rapporto hai con l'arte con cui entri in contatto? Cinema, fotografia, letteratura, pittura, musica: esiste un filo conduttore che lega queste arti al tuo gusto, un'attitudine particolare che va' di là dal mezzo espressivo?

 

Quando fotografo c'è sempre una colonna sonora che accompagna le mie visioni. Ogni cosa è puramente occasionale, emozionale. Non mi ispiro a niente ed a nessuno perché il mio modo di esprimermi è profondamente personale. Non c'è arte , pittura , musica che possa rappresentarmi - o meglio - rappresentare le mie stanze ed il percorso della mia vita.

E' allora dopo che ho partorito un'immagine che m’accorgo che sono all'interno di un sistema al quale non posso fare a meno!

Faccio parte di un processo a catena , sono dentro a questo meccanismo che a tutti i costi TI CHIEDE QUALCOSA. Allora offro questa "arte" (?) la mia arte se così si può definire .. anzi il mio martirio e se agli altri piace vedere questo ok, siamo tutti spettatori d’un qualcosa. Io ammiro le bambole morte il nudo di una modella o la rabbia di un artista e così via.

La stessa religione ci rende partecipi di uno spettacolo della morte. Una croceffissione. Sangue e dolore.

E' il teatro della violenza! La vita ci insegna a morire.

 

4) Trovo che le tue immagini stiano costantemente in bilico tra negazione e affermazione di un se autentico. Al momento di scattare, sai già cosa fare, hai elaborato un "piano", o segui l'istinto e le emozioni del momento? Cervello, o pancia?  

 

Cuore.                                                                                                                                                                                                                                                                  Anche se oggi come oggi ci si deve vergognare a parlare di sentimenti.         

 La A di amore sta come alla T di terrore, ed in me le due cose si fondono in quel clic.  

 

5)  Si può affermare che tu insceni una sorta di performance senza pubblico, nella fase precedente allo scatto: sangue, uso ed abuso di oggetti, occupazione di uno  spazio, psicodramma... Come vedi l'evolversi della cosiddetta body-art, tra corpo-macchina, tecnologia, immaginario clinico e fluidi corporei? Ci vedi ancora urgenza espressiva,    o sta diventando un trend come un altro?  

 

Io non so cosa passa nel cervello della gente. Tutti vogliono esprimere ed esprimersi. Molti vogliono urlare qualcosa, dimostrare ed esibire.

Io personalmente non ho molto da offrire. Entro ed esco dalla scena sola con me stessa.               Ci siamo io e l'obiettivo; è una sorta di comunicazione a senso unico.  Mi trasformo in cinque minuti di orologio!

Il mio obiettivo è arrivare all'immagine. Ho una visione, un impasto di sensazioni nella testa e quando pensiero e realtà vengono a coincidere blocco l'istante, svergino il rullino.

Ho un tipo di relazione morbosa con gli oggetti. Amo tutto ciò che stimola il mio piacere puramente visivo e sensoriale. E’ come se continuassi a fare sesso con la fotografia. E' un infinito appagamento erotico, con tutto quello che scelgo: l'arredamento,le luci, i suoni.

SESSO E MORTE SESSO E MORTE SESSO E MORTE.  

 

6) "Terapia". Associazioni?  

 

Forse.

E' un modo come un altro per staccare . Dissociazione dalla brutta realtà. Questo mostro di vita che mi corteggia e non mi perdona nulla.

La foto mi ha aiutato a passare oltre certi stadi, mi ha tenuto in bilico tra sofferenza e liberazione. E' una amica segreta che sa tutto di me.

 

 7)  Come hai cominciato a fotografare? Con che tipo di apparecchio? Cosa pensi dell'uso del digitale, sia in fase di scatto sia di manipolazione successiva? Ti poni il problema della "verità" in fotografia?  

 

E' una domanda tecnica e non so da dove cominciare per rispondere. Non c'è un inizio .. c'è un momento particolare della mia vita che io penso di essere inutile….

C'è un giorno che io mi odio e voglio farmi del male….

Un altro giorno che fa esplodere in me una passione senza limiti e che scoppia dal desiderio di essere immacolata là.

E poi mille altri giorni che voglio masturbarmi di illusioni , allusioni, desideri.

La finzione mi permette di distorcere, non per fingere o nascondere qualcosa ma solo per rovinare e per vedere chiaro dentro di me le cose che non vanno.

Tutte le foto sono vere e false allo stesso momento. Non ci può essere una rivelazione in nessuna opera artistica o fotografica. Nessuno è veggente o consapevole di quello che accade nel cervello di una persona che realizza qualcosa.

Il giudizio di chiunque è sempre precario. Io stessa sono "precaria" qui.

 

8)  So che il cinema ti piace molto...Quali sono gli autori che più ammiri, dal punto di vista della fotografia?  

 

Per quanto riguarda la scena straniera sicuramente adoro i film di Radley Metzger! Ha saputo trarre lo spirito giusto di trent'anni fa, le atmosfere più sensuali, morbose, allucinogene. Ci sono sempre giochi di luce nelle sue sceneggiature e ogni piccolo particolare -anche materiale- esplode in poesia!

Per parlare di cinema italiano non basterebbero cento pagine ma il regista con il quale mi sento profondamente legata ed in sintonia è MICHELANGELO ANTONIONI. Mi colpì intensamente una frase che lessi in una sua monografia:

“ Il colore più adatto ad uno splendido corpo non è il verde dei prati ne l’azzurro dei laghi ma il nero di uno studio fotografico”.

Il suo minimalismo è assordante , è riuscito a sintetizzare il mondo in pellicole monocromatiche tra fredde architetture e diafani monosillabi. 

Ammiro molto anche il cinema francese di Truffaut ma ti confesso che le sensazioni più intense me le hanno regalate quei filmetti di serie "B" di fine era anni settanta . Riscopro sempre certe emozioni in loro che mi riportano a me  bambina...nelle forme , nei colori,  l'arredamento e la lingerie. 

Per me le immagini sono fondamentali! Mi nutro di visioni .Guardare è come filtrare la vita attraverso le storie degli altri, subendola sempre indirettamente, aspettando di vedere quello che VUOI realmente vedere!

...Motivi..illusioni...sogni...  

 

9)  Oggi siamo sommersi da immagini e informazioni, in quantità enormemente maggiori che in passato. Proprio in questi giorni si riunirà il Social Forum a Firenze, per discutere dei problemi relativi alla cosiddetta globalizzazione. Io credo che anche l'immagine, e l'immaginario, si stiano facendo massificati, per cui certi modelli imposti (ad esempio a Hollywood, o dalla moda europea) sono ormai comuni ad un italiano come a un cittadino coreano. Come si può definire ai nostri giorni un'immagine di qualità, e, soprattutto, c'è ancora spazio per la qualità?  

 

E' cos'è la qualità? Io do importanza a poche cose ed in queste  ce ne sono di quelle estremamente inutili.

Non posso rispondere a questa domanda perché mi sento molto lontana dai problemi di massificazione. Magari ci galleggio dentro più di molti altri ma sinceramente -ed egoisticamente- cerco di sopravvivere a questo schifo con il mio immaginario!

Difficilmente mi faccio influenzare dai mass media. Il mio giudizio uccide più di una lama e questo coltello spesse volte lo punto solo contro me stessa.  

 

10)  Ho ordinato i files delle tue foto in ordine alfabetico, e salta agli occhi che le parole che ricorrono di più nei titoli sono "death" e "suicide". E' solo per comodità e per scarsa volontà di associare alle tue immagini nomi sempre diversi, o c'è un motivo pi profondo?  

 

C'è molta pigrizia e soprattutto un non senso totale!

Detesto i titoli. Non sopporto le denominazioni . Anche quando guardo i dipinti ai musei non leggo mai il titolo dell'opera. Non so..

Non riesco a concentrare  in poche parole il significato di tutto un percorso emotivo ...tutto è oltre , è oltre!

A volte ho nominato alcune mie foto con termini del tipo : 249ì'2ogjfibnire y83 oppure .vì0340unadf0i... ti pare logico? Questo è il motivo per cui  quando invio e-mails nella voce "oggetto" lascio sempre una riga muta.

 

11)  Tra il trash e lo splatter, tra il clinico e l'avanguardia: SANGUE: cosa evoca in te questa parola-immagine?  

 

La sofferenza.

La pena dell'anima , il martirio di un corpo.

Il sangue è il pianto della carne. Un grido violento che esplode in rosso carminio.  

 

12)  "Immagine. Nella sfera amorosa, le ferite piu’dolorose sono causate piu' da cio' che si vede che non da cio' che si fa" (Roland Barthes, da "Frammenti di un discorso amoroso"). L'amore è immagine, non vedere, o vedere...fin troppo?  

 

E' tutte e due le cose insieme.

L'amore è la follia! La perdita del "ragionevole"...ma è anche il donarsi completamente , il NON chiedere per forza.

Amare coincide con Idolatrare.

L’oggetto del mio amore automaticamente si trasforma in qualcosa di divino. Quella "cosa" -in questione- che mi prosciuga, mi succhia l'anima, il corpo , la mente ma che mi acceca e uccide allo stesso tempo!

Per me amare è come impazzire, ammalare il cuore ed il cervello..arrivare allo squilibrio totale ed ammetto che è fondamentale anche solo l'immagine dell' "amore".

Il piacere di guardare ..l'AMORE! …che ..tutto sommato NON esiste.  

 

13)  Per chiudere: cos'è che non sei ancora riuscita ad esprimere con le tue foto (questo ci fa ben sperare per il futuro...)?  

 

IL NULLA.

La prossima foto sarà un foglio di carta patinata , grigio?  

 

14)  Una cosa che è impossibile non considerare nelle tue foto, è che nel 99% dei casi, tu sei parte attiva e passiva delle foto stesse, dal momento che sei tu il soggetto  dello scatto. Non ti interessa cio' che accade al di fuori della tua stanza, o pensi che indagare a fondo te stessa sia in definitiva un modo per comprendere il tutto?

 

Le mie foto sono come  per uno scrittore una sua autobiografia.  

Come potrei rappresentarmi al di fuori di queste mura e all'interno di un'altro corpo?

   Killnoir non esiste se non qui.

 

Intervista a cura di Iuri D.