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Parlare di fotografia o arte fotografica nel
caso di Killnoir è restrittivo. I processi evolutivi della creatività di
questa artista sono complessi e
trasversali, affondano le loro radici nelle terre torbide e tormentate della
sua storia personale e manifestano in modo intenso e dirompente una densa
stratificazione tecnica ed espressiva.
Killnoir - che ha un background artistico in parte scolastico in parte
autodidatta - ha sviluppato una sua concezione dell’immagine che sovente
prescinde dall’ortodossia figurativa; e mescola fotografia, grafica e
pittura digitale fino ad ottenere una rappresentazione interpretativa di
stati d’animo ed eventi in costante tensione tra conscio e subconscio. Gli
interventi talora aggressivi e deformanti che Killnoir compie sulla materia
dei suoi scatti evidenziano un approccio profondamente verticale con la
realtà tangibile, che diventa uno specchio della realtà interiore dalla
prospettiva duttile. Anche laddove i contorni dello "scenario" e
dei suoi "protagonisti" sembrano definiti e familiari.
Sfocature,
rendering, strappi e ricuciture, sdoppiamenti, colorazione
pittorica di dettagli, aggiunta di elementi fluidi, accentuazione del
make-up: questi sono alcune delle elaborazioni che la mano dell’artista
compie sui soggetti. Molto più spesso quando il soggetto è ella stessa e
all’ispirazione vera e propria si sovrappongono le ansie, i deliri, le
violenze del vissuto.
Così come sembra riduttivo parlare semplicemente di fotografia,
altrettanto riduttivo è individuare nella dicotomia di Eros e Thanatos la
chiave di volta dei temi prediletti da Killnoir. Il feedback amplificativo
tra artista e opera va ben oltre: mette in gioco una dimensione estremamente
sfaccettata di esperienze e memoria che, pur ritrovando nel sesso e nella
morte le metafore e le allegorie più marcate, si impregna di emozioni e
incubi che non ci è dato di intendere completamente.
Un senso di atavico dolore resta latente dopo aver assimilato con lo
sguardo i corpi in penombra, i frammenti di bambole mute, gli oggetti di un
piacere artificioso e inquetante, gli ambienti rarefatti e bidimensionali.
Un dolore che da fisico - nella sua apparente manifestazione - si sublima in
dolore emotivo e va a riempire i vuoti lasciati da una sorta di solitudine
erotica. Condizione individuale lancinante e difficilmente descrivibile,
eppure così definita nelle immagini di Killnoir.
Biografia a cura di
Deca

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